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LA CONFERENZA UNIFICATA
Visto l'art. 8, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.
281, che dispone che la conferenza Stato-citta' ed autonomie locali
e' unificata per le materie e i compiti di interesse comune delle
regioni, delle province, dei comuni e delle comunita' montane, con la
conferenza Stato-Regioni;
Visto l'art. 9, comma 2, lettera c), del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281, che dispone che la Conferenza unificata
promuove e sancisce accordi tra governo, regioni, province, comuni e
comunita' montane, al fine di coordinare l'esercizio delle rispettive
competenze e svolgere in collaborazione attivita' di interesse
comune;
Vista la proposta trasmessa dal Ministero della sanita' il 6 marzo
2001;
Considerato che il 4 aprile 2001, in sede tecnica i rappresentanti
delle regioni hanno presentato un documento di osservazioni,
proponendo di sancire un accordo sul documento in questione, e che
tale proposta, condivisa dai rappresentanti delle autonomie locali,
e' stata accolta dai rappresentanti del Ministero della sanita';
Considerato altresi' che in sede tecnica il 18 aprile 2001, sono
state concordate ulteriori modifiche al documento, oggetto del
presente accordo;
Vista la proposta di accordo trasmessa dal Ministro della sanita'
con nota del 19 aprile 2001 nella stesura definitiva;
Acquisito l'assenso del governo delle regioni e delle province
autonome, dei comuni, delle province e delle comunita' montane;
Sancisce l'accordo tra il Ministro della sanita', le regioni, le
province autonome di Trento e Bolzano e le province i comuni e le
comunita' montane, sul documento di iniziative per l'organizzazione
della rete dei servizi delle cure palliative, che allegato al
presente atto ne costituisce parte integrante.
Roma, 19 aprile 2001
Il presidente
Loiero
Il segretario della Conferenza Stato-regioni
Carpani
Il segretario della Conferenza
Stato-citta' e autonomie locali
Magliozzi
Allegato
LINEE GUIDA SULLA REALIZZAZIONE DELLE ATTIVITA'
ASSISTENZIALI CONCERNENTI LE CURE PALLIATIVE
Premessa
L'obiettivo IV del PSN 1998-2000 (decreto del Presidente della
Repubblica 23 luglio 1998) aveva gia' previsto tra le priorita' del
S.S.N. quella del miglioramento dell'assistenza erogata alle persone
che affrontano la fase terminale della vita.
Un approfondimento di questa tematica assistenziale potra' aversi
nel prossimo P.S.N.
Va comunque ricordato che la consapevolezza, condivisa da stato e
regioni, della urgenza di dover affrontare questa problematica ha
gia' portato a:
come approccio generale al trattamento dei malati terminali
l'approvazione del decreto-legge 28 dicembre 1998 n. 450
convertito con modifiche dalla legge 26 febbraio 1999 n. 39 che ha
previsto, tra l'altro, l'adozione di un programma nazionale per la
realizzazione, in ciascuna regione o provincia autonoma, di una o
piu' strutture dedicate all'assistenza palliativa;
l'approvazione del decreto ministeriale 28 settembre 1999 con il
quale e' stato adottato il programma nazionale suddetto;
l'approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri 20 gennaio 2000 con il quale e' stato approvato l'atto di
indirizzo e coordinamento recante i requisiti strutturali,
tecnologici ed organizzativi per i centri residenziali di cure
palliative;
l'adozione da parte di tutte le regioni e le province autonome
del programma regionale applicativo del programma nazionale
comprensivi dei piani per l'integrazione delle strutture residenziali
per le cure palliative-hospice con le altre attivita' di assistenza
ai pazienti terminali, nonche' dei programmi di comunicazione ai
propri cittadini sulla rete integrata dei relativi servizi;
legge n. 12 dell'8 gennaio 2001 "Norme per agevolare l'impiego
dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore;
come approccio specifico ai malati terminali per cancro
la previsione contenuta nelle linee guida concernenti la
prevenzione, la diagnosi e l'assistenza in oncologia (approvate con
apposito accordo sottoscritto tra stato e regioni nella seduta della
Conferenza Stato Regioni dell'8 marzo 2001 (rep. atti n. 1179) di
specifiche indicazioni sulle cure palliative rivolte ai malati
terminali per cancro, in ambito domiciliare, ambulatoriale e presso
le strutture residenziali per le cure palliative-hospice, come
approccio specifico ai malati terminali per AIDS
la previsione contenuta nel Progetto Obiettivo AIDS (approvato
con decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 2000 a seguito
dell'intesa espressa nella seduta dalla Conferenza unificata del
27 maggio 1999 (rep. atti n. 117/CU) di indicazioni sulle cure
palliative rivolte ai malati terminali per AIDS presso hospice, nel
capitolo piu' complessivo dedicato agli interventi di tipo
domiciliare, ambulatoriale e presso le comunita' alloggio e residenze
collettive.
Le presenti linee guida esprimono orientamenti applicativi ed
integrativi dei sopracitati provvedimenti, condivisi dallo Stato,
dalle regioni, dalle province autonome e dalle autonomie locali.
Definizioni generali
Le cure palliative, secondo la definizione dell'Organizzazione
mondiale della sanita', costituiscono una serie di interventi
terapeutici ed assistenziali finalizzati alla "cura attiva, totale,
di malati la cui malattia di base non risponde piu' a trattamenti
specifici. Fondamentale e' il controllo del dolore e degli altri
sintomi, e in generale dei problemi psicologici, sociali e
spirituali. L'obiettivo delle cure palliative e' il raggiungimento
della migliore qualita' di vita possibile per i malati e le loro
famiglie. Molti aspetti dell'approccio palliativo sono applicabili
anche piu' precocemente nel corso della malattia.".
Definizioni specifiche
Mentre per i pazienti terminali affetti da cancro le citate linee
guida nazionali per la prevenzione, la diagnosi e l'assistenza in
oncologia hanno gia' provveduto a definire criteri di definizione per
la terminalita' neoplastica, ai quali si rinvia, per l'insieme delle
condizioni che possono avvantaggiarsi di un approccio di tipo
palliativo si conviene di attenersi alle seguenti indicazioni.
Le Cure palliative si caratterizzano per:
la globalita' dell'intervento terapeutico che, avendo per
obiettivo la qualita' della vita residua, non si limita al controllo
dei sintomi fisici, ma si estende al supporto psicologico,
relazionale, sociale e spirituale;
la valorizzazione delle risorse del paziente e della sua
famiglia oltre che del tessuto sociale in cui sono inseriti;
la molteplicita' delle figure professionali e non professionali
che sono coinvolte nel piano di cura;
il pieno rispetto dell'autonomia e dei valori della persona
malata;
il pieno inserimento e la forte integrazione nella rete dei
servizi sanitari e sociali;
l'intensita' dell'assistenza globale che deve essere in grado
di dare risposte specifiche, tempestive, efficaci ed adeguate al
mutare dei bisogni del malato;
la continuita' della cura fino all'ultimo istante di vita;
la qualita' delle prestazioni erogate.
Dimensione del problema
Metodologia generale. Per definire le dimensioni del problema e
fare una stima del fabbisogno di cure palliative, e' necessario
definire preliminarmente per quali gruppi di pazienti le cure
palliative sono una risposta appropriata.
Per fare questo si possono utilizzare diverse fonti di dati in
parte provenienti dalle statistiche correnti, in parte presenti nella
letteratura scientifica sull'argomento. Piu' precisamente, e'
possibile utilizzare:
la mortalita' specifica per causa, per stimare il numero di
pazienti che sono deceduti dopo aver attraversato una fase terminale
di malattia caratterizzata da una compromissione della qualita' di
vita.
i risultati di studi prospettici e retrospettivi che hanno
stimato la prevalenza dei problemi dei pazienti nei loro ultimi mesi
di vita.
i dati di utilizzo dei servizi, in primo luogo, quelli di cure
palliative.
Ciascuna delle tre fonti di informazioni presenta alcuni limiti:
La fase terminale di malattia e' stata stimata nella sua
incidenza e durata solo per i pazienti deceduti con tumore. Gli studi
sono stati condotti in Inghilterra e Stati Uniti, e il trasferimento
dei risultati in contesti diversi potrebbe non essere appropriato.
La compromissione della qualita' di vita durante la fase
terminale del paziente oncologico e' stata studiata in studi
retrospettivi (condotti intervistando il caregiver principale del
paziente deceduto) e in studi prospettici (condotti su coorti
pazienti seguiti dai servizi). L'approccio retrospettivo permette di
studiare campioni rappresentativi dei deceduti per tumore, ma sconta
il limite della difficolta' a ricordare da parte del caregiver.
L'approccio prospettico su coorti di pazienti seguiti dai servizi di
cure palliative e' piu' preciso nella valutazione della
compromissione della qualita' di vita, ma e' basato su campioni non
rappresentativi dell'insieme dei deceduti.
I dati riferiti all'utilizzo dei servizi scontano il limite
dell'impossibilita' di includere nella valutazione i bisogni non
soddisfatti dai servizi esistenti: si fa riferimento ai pazienti che
avrebbero potuto ricevere beneficio da interventi specifici di cure
palliative, ma che non sono stati presi in carico in modo
appropriato.
Tumori
Tutte e tre le fonti citate nell'introduzione possono essere
utili per stimare il fabbisogno di cure palliative nei pazienti
oncologici.
Studi condotti in diversi Paesi sono concordi nello stimare in
circa il 90% la percentuale di deceduti per tumore che attraversano
una fase terminale di malattia caratterizzata da un andamento
progressivo. Gli stessi studi stimano la durata media della fase
terminale in circa 90 giorni. Utilizzando questi due parametri e
conoscendo il numero dei deceduti per tumore nel proprio territorio,
e' possibile stimare l'incidenza e la prevalenza di pazienti
oncologici che potenzialmente beneficerebbero di interventi
palliativi.
ogni 1.000 900 222
deceduti per tumore casi incidenti prevalenza
per anno per anno puntuale
Nota: casi incidenti: 90% dei deceduti; casi prevalenti: casi
incidenti per durata (sopravvivenza media).
Studi prospettici e retrospettivi (in particolare gli studi
inglesi su campioni nazionali di deceduti per tumore) concordano nel
rilevare nel paziente oncologico una elevata prevalenza di problemi
nell'ultimo anno di vita (dolore e altri sintomi, riduzione della
funzionalita', distress psicologico, problemi relazionali).
Stime inglesi basate sulla prevalenza dei problemi nell'ultimo
anno di vita e sull'utilizzo dei servizi di cure palliative, stimano
che tra i deceduti per tumore:
il 25-65% abbia bisogno di interventi di cure palliative piu' o
meno complessi (fornito da diverse tipologie di servizi);
il 15-25% abbia bisogno di ricovero (piu' o meno lungo) in una
struttura tipo hospice.
Complessivamente si puo' ritenere che il 90% dei deceduti per
tumore abbia bisogno di interventi di cure palliative a diverso
livello di complessita'. Il 15-25% di questi pazienti beneficerebbe
di ricoveri in struttura tipo hospice.
Aids
In Italia dal 1982, anno della prima notifica, al 31 dicembre 2000
sono stati notificati al Centro Operativo AIDS (COA) 47.503 nuovi
casi di AIDS (il 78% maschi). Alla stessa data, 31.514 pazienti
(66.3%) risultavano deceduti. L'andamento del numero di casi e dei
deceduti di AIDS in Italia evidenzia un incremento sino al 1995,
seguito da una rapida diminuzione nel 1996 e negli anni successivi.
La diminuzione registrata nella mortalita' ha comportato il fatto che
il numero dei casi prevalenti sia in crescita negli ultimi anni.
=====================================================================
| Casi | Deceduti | Casi prevalenti
=====================================================================
1994.... | 5.524| 4.306 | 12.915
1995.... | 5.661| 4.519 | 14.270
1996.... | 5.033| 4.098 | 14.784
1997.... | 3.350| 2.055 | 14.036
1998.... | 2.401| 953 | 14.382
1999.... | 2.083| 623 | 15.166
2000.... | 1.426| 326 | 16.315
Nota: i casi prevalenti sono i casi diagnosticati nell'anno in
corso e negli anni precedenti vivi almeno 1 giorno nell'anno
considerato.
Fonte: Istituto superiore di sanita' (2001).
La storia naturale dell'AIDS inoltre, e' caratterizzata da
alternanza di periodi di progressione e di stabilita', spesso
inframmezzati da episodi acuti che richiedono terapie specialistiche
ed ospedalizzazione. Il bisogno di cure palliative e', quindi,
potenzialmente presente durante tutta la durata della malattia AIDS,
in particolare nelle fasi di progressione di malattia. Va peraltro
ricordato che il cambiamento in atto dei pattern di mortalita' per
AIDS, potrebbe condizionare la causa finale di morte e, piu' in
generale, il quadro dei bisogni di questi pazienti in fase avanzata e
terminale di malattia.
Quello che sappiamo sulla compromissione della qualita' di vita
in fase avanzata e terminale deriva da studi condotti su coorti di
pazienti seguiti da servizi. Mancano studi basati su popolazioni
rappresentative dell'insieme dei pazienti. I dati disponibili
evidenziano una compromissione crescente di tutte le aree della
qualita' di vita all'avvicinarsi del decesso, il 90-100% dei pazienti
riporta dolore o altri sintomi, distress psicologico (nel 70% dei
casi in forma severa). Una quota di pazienti presenta deterioramento
cognitivo. Fra questi, la quota che sviluppa encefalopatia richiede
un'elevatissima intensita' di assistenza ed almeno il 50% dei
pazienti ha bisogno di ausili specifici. Rispetto ai pazienti che
ricevono generalmente cure palliative nei servizi, questi sono piu'
giovani e spesso con problemi di natura sociale anche molto gravi.
Durante la fase terminale di malattia, la prevalenza e l'intensita'
dei sintomi risulta piu' elevata rispetto ai pazienti neoplastici in
fase terminale.
Nel complesso, l'insieme delle evidenze disponibili suggerisce
che interventi di cure palliative siano appropriati per i malati di
AIDS, in particolare nelle fasi avanzate e terminali di malattia. E'
dibattuto se gli interventi debbano essere forniti da servizi
specifici per questo tipo di pazienti, o se vada incoraggiata
l'integrazione nei servizi esistenti di cure palliative. In ogni
caso, gli interventi di cure palliative dovrebbero essere disponibili
al bisogno ed in associazione a terapie causali dirette a controllare
la malattia e le sue complicanze, a partire dalla diagnosi di AIDS.
Patologie non neoplastiche ad andamento progressivo
Alcune ricerche hanno esplorato la compromissione delle varie
componenti della qualita' di vita nell'ultimo anno, prima del decesso
per cause non neoplastiche. Nonostante la scarsita' delle
informazioni, per almeno tre gruppi di malattie le cure palliative
(da sole o associate ad altri interventi) sembrano essere un risposta
efficace ai problemi di questi pazienti:
malattie del sistema cardiovascolare;
malattie dell'apparato respiratorio;
malattie del sistema nervoso.
Allo stato attuale, per questi pazienti non e' possibile definire
con precisione il bisogno teorico di cure palliative, data la
scarsita' di informazioni relativamente alla fase terminale di
malattia e ai problemi che essi affrontano. Anche i dati
sull'utilizzo dei servizi sono poco utili dato il piccolo numero di
pazienti seguiti da questi.
Studi inglesi ed americani sull'argomento, basati sull'utilizzo
dei servizi, stimano che il numero complessivo di pazienti non
oncologici che beneficerebbe di interventi di cure palliative
interessa 0.5-1 volte il numero di pazienti deceduti per tumore.
Quindi ogni 1.000 deceduti all'anno per tumore, possono stimarsi in
500-1000 nuovi pazienti non oncologici (e non AIDS) che potrebbero
beneficiare di interventi di cure palliative.
Livelli assistenziali.
Il programma nazionale per la realizzazione di strutture per le
cure palliative (decreto ministeriale 28 settembre 1999) nell'all. 1
parte I recita:
"La rete di assistenza dei pazienti terminali e' costituita da
una aggregazione funzionale ed integrata di servizi distrettuali ed
ospedalieri, sanitari e sociali si articola nelle seguenti linee
organizzative differenziate e nelle relative strutture dedicate alle
cure palliative:
assistenza ambulatoriale;
assistenza domiciliare integrata;
assistenza domiciliare specialistica;
ricovero ospedaliero in regime ordinario o Day hospital;
assistenza residenziale nei centri residenziali di cure
palliative-hospice".
Con i provvedimenti di adozione dei programmi regionali
applicativi del programma nazionale, comprensivi dei piani per
l'integrazione delle strutture residenziali per le cure
palliative-hospice con le altre attivita' di assistenza ai pazienti
terminali, nonche' dei programmi di comunicazione ai propri cittadini
sulla rete integrata dei relativi servizi, le regioni e le province
autonome hanno provveduto a definire l'impianto organizzativo della
rete della cure palliative nelle proprie realta'.
Per dare concreta operativita' a tale rete si conviene che nella
fase del suo consolidamento vengano assicurati:
accessibilita' da parte dei cittadini;
possibilita' di intervenire in ambiti diversi: in ospedale, a
domicilio, in strutture residenziali e/o di ricovero anche
specifiche;
disponibilita' di tipologie assistenziali diversificate:
ambulatorio, ricovero diurno, ricovero ordinario, assistenza
domiciliare e residenziale;
mantenimento della continuita' assistenziale ottenuta mediante
l'integrazione delle diverse opzioni in un unico piano assistenziale;
diffusione della cultura delle cure palliative tra il personale
sanitario, in particolare nelle strutture ospedaliere, migliorando
anche ed incrementando gli interventi di terapia del dolore e degli
altri sintomi che provocano sofferenza;
integrazione con i servizi sociali;
collaborazione organica con le risorse formali e informali
esistenti nella societa': le organizzazioni non profit, in
particolare le associazioni di volontariato, la rete parentale e
amicale ecc.;
raggiungimento del rapporto ottimale costi/benefici;
riduzione dei ricoveri inappropriati e delle giornate di
degenza;
reale attuazione di dimissioni protette;
mantenimento di livelli essenziali di assistenza;
verifica e la valutazione della qualita' dei servizi offerti e
dei risultati;
Le esperienze fin qui maturate suggeriscono l'opportunita' che le
prestazioni siano erogate secondo una gradualita' di interventi che
veda al centro il malato, la sua famiglia e i suoi bisogni; deve,
percio', essere prevista e favorita ogni possibile forma di
collaborazione tra strutture pubbliche e private autorizzate ed enti
o organizzazioni del terzo settore operanti sul territorio, in
particolar modo tra i servizi di medicina primaria e le strutture
ospedaliere per garantire una reale continuita' assistenziale e
terapeutica. Cio' e' conseguibile attraverso un modello integrato in
grado di far fronte alle esigenze sia dei pazienti che presentano
bisogni clinico-sanitari di bassa intensita', con prevalenti bisogni
di natura piu' specificatamente socio assistenziale, sia dei malati
con bisogni di natura clinico/sanitaria e/o di natura assistenziale
di particolare complessita'.
La maggior parte dei casi potra' essere seguita attraverso
l'intervento organizzato di personale infermieristico, riabilitativo
e psicologico e sociale, coordinato dal medico di medicina generale
anche attraverso il raccordo tra servizi distrettuali e servizi
comunali alla persona.
Per assicurare l'attivita' di consulenza specialistica e di
eventuale presa in carico della tipologia piu' complessa di pazienti
sia in regime degenziale e/o residenziale che domiciliare, e' da
prevedersi, per ambiti territoriali definiti dalla regione, una
funzione specialistica permanente pluriprofessionale e
plurispecialistica affidata alla responsabilita' di un dirigente
medico, in possesso di idonea formazione ed esperienza in cure
palliative.
Tale funzione specialistica potra' essere garantita attivando
eventualmente una struttura organizzativa multidisciplinare dedicata
che configuri un'Unita' di cure palliative e, composta da esperti
nelle diverse problematiche cliniche, psicologiche, sociali,
spirituali e di comunicazione, tali da fornire risposte adeguate ai
bisogni del malato terminale e della sua famiglia. E' fortemente
raccomandato che tale equipe preveda almeno le seguenti figure
professionali: medico palliativista, infermiere, psicologo,
assistente sociale, operatore socio sanitario. Ove possibile vanno
inseriti volontari specificamente addestrati e selezionati, per le
attivita' di accompagnamento e di aiuto di natura non clinica nonche'
assistenti per il sostegno spirituale. Nell'equipe si integra il
medico di medicina generale del paziente assistito e, ove
disponibile, lo specialista che ha seguito il paziente.
Le regioni definiscono le modalita' di inserimento delle
strutture residenziali per le cure palliative - hospice nella rete ed
il loro rapporto con la funzione specialistica sopra delineata.
Percorsi assistenziali
Le regioni, nell'ambito dei propri provvedimenti di riassetto
dell'assistenza territoriale, hanno provveduto a disciplinare le
modalita' con cui ai soggetti portatori di condizioni o patologie
cronico degenerative o comunque multiproblematici e' garantita una
valutazione multidimensionale per l'accesso alla rete dei servizi, al
fine di favorire i processi di presa in carico e di ottimizzazione
dei percorsi assistenziali.
Per quanto riguarda l'ottimizzazione dei percorsi per i soggetti
candidati ad un trattamento palliativo, e' fortemente raccomandata
l'attivazione di interventi che, nella piu' complessiva articolazione
del processo valutativo, garantiscano la specifica linea valutativa
finalizzata all'erogazione delle cure palliative, con particolare
riferimento alla definizione di criteri per la stesura dei piani di
intervento e per il monitoraggio dell'appropriatezza dei servizi
erogati. Cio' e' conseguibile prevedendo che all'unita' valutativa
multidisciplinare, ove prevista e/o definita dalla regione, sia
comunque garantita la consulenza della funzione specialistica
dedicata precedentemente delineata.
Nelle realta' in cui non e' ancora stato definito un piu'
complessivo sistema per la valutazione multidimensionale, si ritiene
possa essere utile l'attivazione di una Unita' valutativa di cure
palliative costituita almeno da:
medico del distretto;
medico palliativista della struttura specialistica di
riferimento;
medico di medicina generale del paziente da valutare;
infermiere coordinatore.
A queste figure e' opportuno che si aggiungano altri operatori
(medici specialisti, psicologi, assistenti sociali, ecc.) secondo la
complessita' delle problematiche poste da ogni singolo caso.
Una formazione specifica per la dirigenza nel campo delle cure
palliative
L'accesso alla dirigenza medica e' regolamentato dal decreto del
Presidente della Repubblica del 10 dicembre 1997 n.o 483. Per il
secondo livello dirigenziale (dirigente di struttura complessa)
all'art. 4 sono elencate le discipline ed all'art. 5 i requisiti
indispensabili per l'accesso. La "Medicina Palliativa" e le "Cure
Palliative" non sono comprese nell'elenco delle discipline e neppure
nelle tabelle dei servizi equipollenti.
Attualmente nella Comunita' europea la specializzazione in
Medicina/Cure palliative e' attivata solo nel Regno Unito e in
Irlanda (in corso di attivazione in Spagna e in Francia), per cui non
risulta ancora ufficialmente riconosciuta, essendo necessaria la
presenza di una scuola in almeno quattro Stati membri per il
riconoscimento europeo del titolo. Sara' pertanto assolutamente
necessario, nella attuale e prossima situazione italiana,
identificare la figura professionale del medico specialista in
Medicina Palliativa con apposito titolo professionalizzante che sara'
a breve, con ogni probabilita', riconosciuto ufficialmente
dall'Unione europea.
Tenuto conto di quanto sopra e considerata la prossima attivazione
in tutte le A.S.L. italiane dei programmi integrati per le cure
palliative basati, da un lato sulla figura del medico di medicina
generale, dall'alto sulla figura di uno specialista dedicato, e'
opportuno:
per quanto riguarda i medici di medicina generale, prevedere,
con modalita' di cui alla normativa vigente, l'inserimento di
contenuti formativi in tema di cure palliative sia nei programmi del
corso di formazione specifica sia durante le attivita' di formazione
continua;
per quanto riguarda gli specialisti dedicati, prevedere una
fase transitoria, di durata non superiore ai dieci anni, stabilendo
con un idoneo provvedimento i criteri necessari e sufficienti per
definire l'idoneita' ad operare nelle cure palliative, per
selezionare i formatori e per stabilire l'accesso alle funzioni
dirigenziali.
Nel suddetto provvedimento, dunque, considerata la situazione
urgente precedentemente descritta, fermi restando i requisiti
generali previsti dalla normativa vigente per l'accesso alle funzioni
dirigenziali, per l'affidamento dei compiti dirigenziali nel campo
delle cure palliative potra' essere considerato, quale requisito
specifico aggiuntivo, il possesso di una specializzazione dell'area
medico-chirurgica e l'aver effettuato corso formativo in "Medicina
Palliativa" o "Cure Palliative", di almeno 80 ore, tenuto da
istituzioni pubbliche, universita' o agenzie formative accreditate,
in collaborazione con societa' scientifiche per le "Cure Palliative".
Per quanto riguarda l'attivita' di servizio necessaria per
l'accesso al livello dirigenziale, potra' essere considerata
accettabile un'attivita' svolta per almeno 3 anni nel settore delle
cure palliative, espletata in reparti o servizi del Servizio
sanitario nazionale, ovvero un'analoga attivita' documentata di
almeno 5 anni in servizi del circuito privato profit e no profit
accreditati, dedicati alle "Cure Palliative".
Il Ministero della sanita', infine, con proprio atto, prevedendo
un comitato organizzatore con la presenza di rappresentanti delle
regioni e delle province autonome, istituira' un corso sperimentale
di formazione per dirigenti dell'Unita' di cure palliative, e
definira' un curriculum italiano essenziale (core curriculum),
indispensabile per assicurare l'uniformita' sia dei contenuti
disciplinari delle cure palliative, che dei metodi didattici usati
per insegnarle. Anche sulla base delle esperienze effettuate
attraverso il corso sperimentale di cui sopra, le regioni
provvederanno successivamente a realizzare ulteriori corsi di
formazione dirigenziale nelle cure palliative, tenendo inoltre
presenti le piu' generali modalita' di organizzazione dei corsi
formativi per l'accesso alle funzioni dirigenziali. Per quanto
riguarda gli altri operatori professionali impegnati con compiti di
coordinamento e/o di formazione nelle attivita' per le cure
palliative (psicologo, assistente sociale, infermiere) occorrera'
altresi' prevedere una analoga iniziativa di formazione sperimentale
a carattere nazionale.
Carta dei servizi
La Carta dei servizi dell'azienda sanitarie dovra' prevedere una
specifica sezione riguardante i servizi che erogano cure palliative.
Ruolo degli enti locali
Le Aziende sanitarie, ai fini di una migliore assistenza dei
malati assunti in cura e di un miglior sostegno alle famiglie sia
durante l'assistenza sia nella fase dell'elaborazione del lutto,
ricercheranno la collaborazione, sottoscrivendo specifici protocolli
di intesa e/o convenzioni e/o accordi, con i comuni eroganti
prestazioni sociali a rilevanza sanitaria. E' auspicabile in
particolare, che venga costruito un rapporto di sinergie con gli enti
locali e con gli enti no-profit presenti sul territorio impegnati
nelle seguenti aree:
attivita' di accompagnamento e diversionali;
attivita' di supporto alla famiglia;
controllo di qualita' della assistenza e della soddisfazione
degli utenti;
ricerca e formazione;
sensibilizzazione e comunicazione con i cittadini;
fornitura di risorse professionali in genere;
ogni altra attivita' ritenuta utile ed idonea.
Regioni e comuni promuoveranno e realizzeranno, sulla base delle
rispettive competenze e nell'ambito della programmazione regionale e
locale in materia di interventi di assistenza sanitaria e socio
sanitaria, un efficace collegamento dei servizi per le cure
palliative con il sistema dei servizi sociali e delle prestazioni
sociali a rilevanza sanitaria, nel rispetto di quanto previsto
dall'atto di indirizzo e coordinamento in materia di integrazione
socio sanitaria.
Il testo di questo provvedimento non riveste carattere
di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea.
La consultazione e' gratuita.
Fonte: Istituto poligrafico e Zecca dello Stato