CHI E' ADOLF HITLER?

Adolf è nato a Braunau (Austria 1889), figlio di un doganiere frequentò un istituto tecnico a Linz fino alla morte del padre, si trasferì a Vienna dove tentò di essere ammesso all'accademia delle belle arti, ma fu respinto, e per vivere lavorò come aiuto decoratore, ma già allora le idee antisemite di K..Lueger e le ideologia nazionalistiche facevano effetto nei suoi pensieri. Nel 1912 andò a Monaco dove lavorò come operaio edile, nel '14 si arruolò volontario in un reparto bavarese, partecipò alla grande guerra dove rimase ferito. Hitler come molti altri tedeschi diede la colpa della disfatta militare ai marxisti e agli ebrei. Forse fu questo che lo fece entrare in politica, per cercare di uscire dalle imposizioni di Versailles e vendicarsi dei "nemici interni" alla Germania.

Il 10 luglio 1921, in una Germania ridotta alla miseria dal disastro bellico della prima guerra mondiale, Adolf Hitler,   veniva eletto capo indiscusso di una piccola formazione di destra, dal nome "partito nazional-socialista dei lavoratori tedeschi". Il suo sogno era che quel piccolo manipolo di visionaripotesse raggiungere, sotto il segno della svastica, antico simbolo indo-europeo, il dominio sull’Europa, con il fine di costituire un grande impero millenario, che avrebbe sottomesso (nelle intenzioni del dittatore) il mondo intero.

Hitler entrò nel parlamento della Germania nel '24 con 6 milioni di voti. Il 30 gennaio del '33 diventò cancelliere, a marzo ebbe i pieni poteri.

 

I principi enunciati da Hitler nel "Mein Kampf", riassumibili nel principio della superiorità della razza ariana (tedesca) eletta, destinata ad imporre la propria egemonia, trovarono tragica e sistematica attuazione nello sterminio di 6 milioni di ebrei, di altre migliaia di persone di varie razze ritenute inferiori,  nei massacri, nei rastrellamenti, nell’incubo cui dovettero soggiacere decine di migliaia di persone dal gennaio 1933, anno dell’ascesa al potere del nazional-socialismo, fino al maggio del 1945, quando, in una Berlino ridotta ad un mucchio di rovine, la bandiera rossa sovietica venne issata sul pennone del palazzo del governo tedesco.
Fu così la fine di quell’oscuro e malefico impero, di una perversa ideologia che il suo fuhrer voleva millenaria e che invece non sopravvisse alla straripante superiorità alleata; ad una ad una le armate tedesche che avevano occupato l'Europa e apparivano invincibili, furono travolte e sconfitte, fino alla capitolazione, che pose termine alla spirale di violenza, ma non riuscì a rimuovere e a cancellare il ricordo di una tragedia costata 50 milioni di morti e destinata a rimanere incancellabile, nelle memorie collettive.
Informazioni tratte da: http://www.storianazismo.too.it/