I culti orientali
Le religioni orientali che si diffusero a Roma e nelle provincie occidentali verso la fine del periodo repubblicano e all’inizio dell’età imperiale appartenevano a un mondo di idee completamente estraneo alle credenze e alle pratiche della religione romana tradizionale. Questa era nata dalle necessità di una semplice società rurale e nella sua forma più progredita aveva sancito le attività politiche e le conquiste sempre più spinte del governo repubblicano di Roma; tuttavia, all’interno della società urbana dell’impero romano, era considerata sempre più insufficiente. Dapprincipio, i culti orientali furono diffusi in occidente dai mercanti e soprattutto dagli schiavi; è significativo, per esempio che Euno Antioco, capo della prima rivolta degli schiavi in Sicilia fosse un seguace di Atargatis, la "dea siriana", e dovesse gran parte del suo carisma nel presentarsi come un suo protetto.
L’immigrazione spontanea provocata dal commercio fece nascere comunità greche e orientali di notevoli dimensioni in tutte le principali città occidentali dell’Impero; questi nuclei divennero dei centri di diffusione dei culti orientali, esattamente come le comunità ebree della diaspora furono gli agenti iniziali della diffusione del cristianesimo.
Le religioni misteriche divennero sempre più popolari, una delle più importanti era il culto della "dea siriana". Fra gli altri ricordiamo i culti frigi di Cibele (immagine in alto) e Sabazio, quello egizio di Iside (immagine a sinistra) e quello persiano di Mitra. Si potrebbe anche aggiungere il culto ebraico palestinese del cristianesimo che, sebbene per certi aspetti fosse unico, aveva molti tratti comuni con gli altri culti orientali, di cui per un certo periodo subì la concorrenza.
I culti orientali differivano dal paganesimo tradizionale perché si rivolgevano direttamente all’individuo offrendogli una possibilità di redenzione personale attraverso la comunione con i poteri divini. L’appello alle convinzioni personali dell’individuo introdusse il concetto di conversione; essa avveniva tramite la cerimonia di iniziazione e la rivelazione dei misteri noti solo a un gruppo di ristretto e privilegiato. Grande importanza era data ai pasti rituali, alla sofferenza come mezzo di espiazione e alle cerimonie di purificazione. Tra queste ultime la più impressionante era senza dubbio il taurobolium: il fedele veniva posto in una fossa e lavato con il sangue di un toro sacrificato sopra di lui. Da questo rito l’iniziato usciva in uno stato di purificata innocenza.
Parte dell’attrattiva esercitata da culti misterici stava nell’uguaglianza con gli altri credenti; tra iniziati non si teneva più conto delle barriere sociali ed etniche. Tutti i culti misterici avevano rituali e liturgie complessi, un’elaborata teologia e una dottrina dell’immortalità; in parole povere erano in grado di soddisfare le necessità estetiche, intellettuali e spirituali di qualsiasi tipo di persona, offrendo rifugio dalla realtà che spesso era dura ed ingiusta.