Storia Arte e Cultura

 

Montecarotto, il cui territorio comunale di kmq. 24,08, è posto a cavallo della serie di colline che dividono le vallate dell'Esino e del Misa, nella zona subappennina della Provincia di Ancona, ed è incluso nei confini della Diocesi di Jesi e del suo Mandamento. Entra a far parte della storia documentata a cominciare dai primi decenni del secolo XIII. Se infatti il suo toponimo allude ad una antica rocca diruta (Mons Arcis Ruptae) posta a difesa di una località strategicamente importante,

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della cui esistenza attestano tuttora i resti su cui è costruita la chiesa collegiata del paese, nulla peraltro è possibile dire sull'epoca e   chi detta rocca debba attribuirsi. Pertanto non è possibile avanzare ipotesi sulla esistenza di questo centro nel basso Medio Evo. Si possono invece cogliere e seguire indizi che alludono a presenze e influenze bizantine e longobarde nel territorio (che fu poi montecarottese), presenze che preannunciano il sorgere di quegli insediamenti di cui si avranno memorie e prove nei secoli successivi al Mille. L'influenza longobarda è suggerita sia dal non lontano Gastaldato di Castel Petroso (= l'attuale Pierosara), punta avanzata del Ducato di Spoleto, - da cui i Longobardi sfociarono per qualche decennio, sul finire del sec. VI, nella Vallesina -, sia, e più ancora, dalla toponomastica (rimasta sino ai secoli a noi più vicini, nei territori che poi formeranno la Pieve di Montecarotto), e dai Santi, oggetto del culto longobardo, venerati negli stessi territori. I Bizantini invece controllarono per più secoli gran parte della Vallesina, terra di confine con il territorio longobardo: giova tenerlo sempre presente questo dato storico. Notizie più precise di Montecarotto si hanno nel momento in cui dalle nebbie del Medio Evo emerge la realtà della Pieve omonima (- una delle sette esistenti nel territorio diocesano di Jesi, con i suoi castelli - primo fra tutti quello appunto di Montecarotto -) delle sue "ville" e delle numerose chiese. (Per Pieve si intende un territorio su cui esercitava la giurisdizione ecclesiastica la chiesa più importante del territorio stesso, dotata di fonte battesimale, detta appunto "pieve", dalla quale dipendevano le altre chiese parrocchiali sparse nell'ambito della circoscrizione, che provvedevano alla cura spirituale delle popolazioni ivi residenti). La Pieve di Montecarotto, se non la più importante della Diocesi di Jesi, era certamente la più vasta, estendendosi per quasi 60 kmq., comprendente gli attuali territori comunali di Montecarotto, Poggiopiazza.jpg (70182 byte)              La piazza del nostro paese                                                                                                                                             San Marcello, Castelplanio e Rosora. In questo territorio si riscontrano, dopo il Mille, i Castelli di Montecarotto, di Colmontano, di Rosora, di Poggio San Marcello e di Castel del Piano; le ville, o villaggi rurali di Santa Mustiola, Tessenaria, Loretello, San Benedetto, San Biagio; alcuni "castellari", 18 chiese, di cui 12 parrocchiali. La moltiplicità di questi insediamenti dice della consistenza demografica (e sociale) di questo territorio facente capo a Montecarotto, e che venne ampliato, verso la meta del sec. XIV, con alcune contrade di Serra dei Conti, della Diocesi di Senigallia, (alla cui giurisdizione vescovile, secondo alcuni studiosi, anche Montecarotto, per qualche tempo, sarebbe stato soggetto). In questo stesso territorio però il Vescovo di Jesi aveva vasti possedimenti su cui esercitò il potere feudale sino alla fine del sec. XIII. Mentre il castello dominava la sommità della collina, (al cui centro era la Rocca) la chiesa plebana era ancora posta fuori della cerchia muraria castellana. E’ del 1248 la prima notizia storica del paese, quando il Card. Raniero, Vicario del Papa confermò il possesso del castello al Comune di Jesi, impegnato alla conquista del Contado, in conformità ad una donazione fatta in precedenza da re Enzo, il figlio di Federico II. Da quel momento Montecarotto entrò a far parte del territorio di Jesi, come uno dei 16 Castelli del suo Contado, anzi il più importante dopo Massaccio (oggi Cupramontana), sia per numero degli abitanti, sia per la forza sociale ed economica, costantemente in prima linea nella secolare lotta per la rivendicazione di condizioni di parità politica, fiscale ed umana nei confronti della albagia e prepotenza della oligarchia cittadina. Il potere del Comune di Jesi su Montecarotto divenne effettivo e pieno solo nel 1301, quando il Vescovo di Jesi Leonardo, pressato dai vassalli del paese, rinunciò ai suoi diritti feudali trasferendoli al Comune di Jesi. Intanto l'evolversi della situazione politica portava alla nuova configurazione amministrativa del Contado: nell'ambito della antica Pieve si formarono i quattro Castelli di Montecarotto, di Castelplanio, Poggio San Marcello e Rosora, con propri organi amministrativi e circoscrizione ecclesiastica autonoma. Il sec. XIV e la prima metà del XV furono segnati dalle drammatiche vicende delle Signorie che significarono per l'intero Contado, insieme a tragiche calamità naturali - pestilenze, carestie, terremoti - immani sventure; al termine di quel periodo però Montecarotto emerge sia quale parrocchia, sede più importante della zona, (divenendo poi, giuridicamente, una delle quattro Vicarie Foranee della Diocesi) sia come Castello, facente parte del Contado di Jesi, quale centro sempre più importante per numero di abitanti e per le sue istituzioni amministrative, religiose, culturali ed artistiche. In quello stesso periodo la nuova chiesa parrocchiale venne costruita entro le mura castellane, e il suo campanile eretto sulle fondazioni della antica rocca distrutta. Li realizzò entrambi la comunità montecarottese, che pertanto rivendicò sempre il giuspatronato su detta chiesa. Splendida la cinta muraria edificata nel 1509 su disegno dell'architetto Albertino di Giacomo da Cremona; molte le opere d'arte che arricchiscono le chiese del paese, tra cui notevoli quelle del Ramazzani ed Antonuccio da Jesi. Nel sec. XVII sorgeva il Convento di San Francesco; molte altre chiese vennero costruite nel paese e nelle campagne attigue; sorgeva anche il monastero femminile delle Carmelitane accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie, ricostruita all'inizio del sec. XVIII. Si sviluppavano anche i due Borghi fuori della cinta muraria. Al posto degli antichi patroni del paese San Filippo e San Giacomo, nel sec. XVII prendeva sopravvento il culto di San Placido, confuso peraltro con il discepolo di San Benedetto; San Floriano riceveva nel luogo vasto culto - lo attestano le ripetute immagini del Santo patrono dello "Stato di Jesi" -. E nel giorno della festa del Santo, il 4 maggio, anche Montecarotto inviava a Jesi il suo rappresentante per presentare il Pallio del paese; mentre per Jesi questo indicava soggezione del Castello alla città egemone, per il paese significava solo un atto di culto al Santo e di fraternità con la comunità cittadina. Sul finire del se.vicolo2.BMP (1621974 byte)sec. XVII lo "Stato" di Jesi asumeva una nuova forma istituzionale con il "Governo libero" retto da un Governatore dipendente direttamente da Roma; questi però condizionano sempre maggiormente le autonomie sia dei singoli Castelli, sia del Consiglio Generale di Città e Contado che ufficialmente continuò a reggere e a guidare la politica amministrativa della comunità jesina, senza peraltro poter effettivamente essere il vero arbitro della vita politica locale. Per di più, tra le due componenti della comunità, Città e Contado, sempre più tesi diventarono i rapporti, e Montecarotto divenne uno dei castelli leader nella lotta contro la prepotenza cittadina. Il sec. XVIII, in conseguenza della intelligente politica granaria stabilita dai Pontefici, nuova ricchezza venne affluendo in tutta la Vallesina, e anche a Montecarotto. Ne sono testimonianza le grandi realizzazioni edilizie di quel secolo, quale la nuova Chiesa Collegiata su disegno di Pietro Belli, la canonica su progetto di Mattia Capponi, le nuove chiese della Madonna delle Grazie, della Madonna del Popolo, ed altre ancora nel territorio montecarottese, come pure notevoli palazzi gentilizi. Sul finire del secolo il Comune contava 2537 abitanti. L'irruzione francese significò il globale rivolgimento del secolare assetto politico della Vallesina. L'importanza di Montecarotto ebbe il riconoscimento quando il paese venne elevato alla condizione di Cantone, unico tra i Castelli della Vallesina. Nel 1808, con la costituzione del Regno d'Italia napoleonico, cessava definitivamente l'antico rapporto tra Jesi e i Castelli del Contado che acquistavano autonomia amministrativa, confermata anche nel momento del ritorno del Governo Pontificio. L'annessione delle Marche al Regno d'Italia nel 1860 significò ancora ulteriore riconoscimento dell'importanza di Montecarotto, che sul finire del secolo XIX superava i 3000 abitanti (di cui due terzi in campagna ove era dominante la mezzadria) divenendo capoluogo di Mandamento, nella cui giurisdizione erano i comuni di Serra dei Conti, Poggio San Marcello, Castelplanio, Mergo e Rosora. Una pretura, le carceri, l'archivio notarile, l'esattoria consorziale erano le espressioni di questa preminenza amministrativa. Palazzi signorili, di notevole prestigio, un bel teatro, l'ospedale, realizzato nell'ex convento di San Francesco da cui erano stati cacciati i frati francescani, le scuole, la caserma dei Carabinieri, il macello, la pescheria sono opere pubbliche che caratterizzano la fine del sec. XIX, indicando un paese prospero e di sicuro avvenire. La popolazione si avvicinava alle 3500 unità! Poi seguirono la grande rivoluzione sociale del secondo dopoguerra e la crisi dei Comuni che non hanno sbocco nella pianura, mentre entrava in crisi irreversibile anche l'agricoltura, con lo spopolamento delle campagne, e il grande esodo della popolazione che riduceva drasticamente gli abitanti del Comune. Anche l'Ospedale era sacrificato alla nuova politica sanitaria. Ma resta sempre la dignità del paese e della sua gente, la volontà di continuare nell'antica mai rinnegata tradizione. La autentica vocazione agricola, l'alta qualità del Verdicchio, oltre alla volontà della gente marchigiana, laboriosa, e mai rassegnata a rinunciare alla lotta, sono sicuri fattori di un avvenire che non vuole rinnegare il passato.

 

Da vedere

Nelle tre Chiese si possono vedere gli Organi che sono tra i migliori a suo tempo realizzati da Sebastiano Vici.
 
Chiesa Collegiata: fine del '700, sui ruderi del Castello medievale. Opere d'arte: "Madonna con Angeli", del Ramazzani (sec. XVI) - "Immacolata con Santi", di R. Sarti (sec. XVII) - Statua lignea del Cristo (Teutonico, sec. XVII) – "Annunciazione" (tavola del XVI sec.) - Cripta.
 
Chiesa di S. Filippo: "Madonna con Bambino", di pregevole fattura.
 
Chiesa del Crocefisso: settecentesca con pregevole crocefisso.

Chiesa conventuale di S. Francesco: (1612) consacrata nel 1803: "Natività", del XVII secolo, di Antonio Massi di Jesi; portone artistico. Bassorilievo con l’"Adorazione di S. Francesco".

Castello mura castellane: cinta muraria con i torrioni e alcune porte: una delle più notevoli fortificazioni della Vallesina.

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Palazzo Baldoni: con giardino pensile sulle mura castellane.

Teatro: dell'architetto jesino Raffaele Grilli, (1877) restauri in corso. Museo: "Mail Art".