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Comunicati Stampa

Commemorazione ai martiri del XX giugno

L'Amministrazione comunale e il Comitato cittadino per la difesa delle istituzioni democratiche invitano la cittadinanza a partecipare alla cerimonia di commemorazione dei Martiri XX giugno, in occasione del 58° anniversario dell'eccidio. Il programma prevede per questa sera (giovedì 20), alle ore 19, la formazione del corteo al bivio "Bellavista" e alle 19,15 la commemorazione presso il cippo dei Martiri XX giugno in via del Burrone con il saluto del sindaco Fabiano Belcecchi e l'intervento del prof. Gabriele Fava. Un pulmino sarà presente in piazza della Repubblica alle ore 18,15, presso l'Arco Clementino alle ore 18,30 e in via Roma alle ore 18,45 per accompagnare gratuitamente i cittadini nel luogo della commemorazione.

Quello che accadde il 20 giugno 1944 è ancora vivo nel ricordo dei più anziani: fu infatti il crimine più grave commesso a Jesi dai nazifascisti con l'uccisione di sette partigiani. Ecco come lo ricorda lo storico locale e giornalista Giuseppe Luconi nel suo libro "L'anno più lungo".

"Sono all'incirca le sette di sera: in via Roma, all'altezza dell'edicola del Crocefisso, una trentina di giovani sono seduti avanti casa e discutono sui fatti del giorno. Improvvisamente arrivano tedeschi e fascisti, i quali, dopo aver bloccato gli accessi della via, obbligano i giovani a mettersi in fila e ad incamminarsi verso la villa Armarmi, in contrada Montecappone. Si pensa ad una delle solite retate di uomini di lavoro, ma non è così. Giunti alla villa, i giovani vengono rinchiusi nella brigata del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e rimessi in libertà: tutti, meno sette, che una spia di Fabriano (una donna?) qualifica come partigiani. Contro questi sette si accanisce la rabbia nazifascista. Vengono seviziati e torturati a lungo: da lontano si odono le loro grida di dolore e di implorazione. Riconosciuti come partigiani, vengono condannati a morte, senza processo. Agli abitanti della villa e della casa colonica sono impartiti ordini perentori: "Nessuno esca ed ogni porta e finestra sia serrata!".

Quando i sette vengono spinti in un vallone a circa duecento metri dalla villa, sono irriconoscibili per le violenze subìte. Poi il tragico epilogo: "una scarica di mitraglia ed i corpi cadono dalla ripa, rotolando. Qualcuno si contorce, tra gli spasimi estremi chiamala mamma, invoca Iddio". Allora vengono finiti "coi pugnali, coi calci dei fucili: negli orecchi, negli occhi, sui petti". Più tardi, parenti e amici, accorsi sul posto, provvedono alla loro sepoltura. Qualche mese dopo i resti mortali saranno solennemente trasferiti nel Famedio; sul posto sarà collocata una lapide. Dei sette fucilati, cinque sono jesini: Armando e Luigi Angeloni muratori, rispettivamente di 25 e 18 anni, Francesco Cecchi e Alfredo Santinelli, apprendisti, diciottenni, e Mario Saveri di 23 anni meccanico. Avevano aderito ai Gap di via Roma. Gli altri due sono Enzo Carboni di S. Eufemia di Aspromonte (Reggio Calabria) e Calogero Grasceffo di Agrigento, entrambi ventenni ed entrambi carabinieri".

L'Amministrazione comunale

Jesi, 19 giugno 2002

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