Cenni storici

Nascita di Federico II tratta dalla "Cronica figurata di Giovanni Villani" (XIV sec.)
Nascita di Federico II tratta dalla "Cronica figurata di Giovanni Villani" (XIV sec.)

Dalle origini all'età romana
Secondo la tradizione i Pelasgi, giunti dalla Tessaglia, avrebbero fondato la città di Jesi nel X sec. a.C., dandole il nome del loro mitico re Esio. Ma la città venne probabilmente fondata dagli Umbri, poi conquistata dagli Etruschi e successivamente dai Galli Senoni nel IV sec. a.C., che fecero di Jesi l'ultima roccaforte di difesa contro i Piceni. Con la battaglia del Sentino del 295 a.C. Roma sconfisse definitivamente i popoli Italici e Jesi venne trasformata in una colonia romana. Nacque così il municipium di Aesis, costruito secondo il tipico modello del Castrum, la cui struttura urbanistica è ancora leggibile nel reticolo di strade attorno a Piazza Federico II, corrispondente all’antico Foro. Durante il dominio romano sorsero solide mura di cinta, templi ed edifici pubblici e un teatro capace di accogliere 2500 spettatori. Il territorio della Vallesina venne bonificato e sorsero numerosi pagi e ville; dal IV secolo a.C. con la predicazione di San Settimio (Patrono della città) si diffuse il Cristianesimo.

Dal Feudalesimo al Libero Comune
 
Con la caduta dell’Impero Romano, la città venne conquistata e distrutta durante la guerra tra Goti e Longobardi finché, nel 756 d.C., passò sotto il dominio della Chiesa. In particolare tra il VI e il VII secolo la città subì le lotte tra Longobardi e Bizantini fino alla vittoria dei Franchi con l'incoronazione nell' 800 di Carlo Magno a Imperatore, Jesi ricadde sotto la giurisdizione imperiale ed entrò a far parte della nuova contea della Marca; ciò comportò il consolidamento, dal X secolo, della struttura feudale. A partire dal XII sec. Jesi divenne Libero Comune, con un governo autonomo, Podestà, Consoli e Scuole di Arti e Mestieri. Seguì, quindi, uno tra i momenti storici più interessanti della città, con l'elaborazione degli Statuti, la costruzione dei palazzi del Podestà, del Comune e della Cattedrale intitolata a S. Settimio. Forte della protezione di Federico II di Hohenstaufen, imperatore del Sacro Romano Impero Tedesco, nato a Jesi nel 1194, la città visse il periodo della sua massima espansione ed iniziò ad estendere la propria supremazia sulle località vicine. Ma seguì un periodo tumultuoso contrassegnato dalla crisi delle Istituzioni comunali e dalle lotte intestine tra le grandi famiglie nobiliari guelfe e ghibelline, alla fine del quale ci fu l'avvento di potenti famiglie come quelle dei Malatesta e degli Sforza, aprendo così l'età delle Signorie, terminata nel 1447 quando Francesco Sforza riportò Jesi sotto il dominio della Chiesa.

Umanesimo e Rinascimento
In questo periodo Jesi visse una grande ripresa economica, demografica ed edilizia: a partire dalla seconda metà del 400, grazie alla ricomposizione dell'assetto comunale, si modificò profondamente il volto architettonico della città con la costruzione di nuove chiese e palazzi e la progressiva espansione urbanistica fuori dalla cerchia delle vecchie mura. Venne ristrutturato il Duomo, il fiorentino Baccio Pontelli lavorò alla nuova Rocca e il senese Francesco di Giorgio Martini progettò la costruzione del Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della Marca. Accanto alla rinascita economica ed edilizia ci fu quella artistico-culturale: il pittore veneziano Lorenzo Lotto (1480-1556) realizzò per alcune chiese della città capolavori assoluti d'arte e spiritualità; Federico de' Conti da Verona stampò a Jesi nel 1472 una delle primissime edizioni a stampa della Divina Commedia e Ciccolino di Lucagnolo, cesellatore raffinato e maestro di Benvenuto Cellini, sviluppò e perfezionò l'arte orafa.

L'età barocca
Il '700 è segnato da un periodo di stabilità politica fino all'arrivo dei Francesi nel 1797, che determinò anche la fine del controllo sul contado. In questo periodo furono costruite nuove chiese, come San Francesco di Paola, San Rocco, Santa Caterina alla Valche, la Chiesa del Sacro Cuore e la Chiesa del Soccorso, e furono edificati molti palazzi. Nacquero in quest'epoca i musicisti Giovan Battista Pergolesi e Gaspare Spontini.

Verso l'Unità d'Italia
Nei primi decenni dell' 800 iniziò a Jesi un graduale processo di industrializzazione con la nascita delle prime manifatture per la seta, la modernizzazione delle tecniche di agricoltura e la costruzione della linea ferroviaria Roma-Ancona.
Le vicende risorgimentali che condussero all'unità d'Italia coinvolsero diversi personaggi jesini tra cui il Marchese Antonio Colocci eletto nel 1849 quale rappresentante della Provincia di Ancona all'Assemblea Costituente della Repubblica Romana e poi, dopo l'Unità, quale deputato a Senatore del Regno.
Il 15 settembre del 1860 i bersaglieri entrarono a Jesi mentre cinque giorni più tardi, nella vicina Castelfidardo la sconfitta dell'esercito papale ad opera delle truppe piemontesi sanciva la definitiva unione delle città al Regno d'Italia.

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