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Palazzo Baleani

Particolare del Palazzo BaleaniL'attuale palazzo, di proprietà della famiglia Baldeschi-Balleani, venne realizzato a partire dal maggio del 1720 su disegno dell'architetto romano Francesco Ferruzzi (1678-1745). Sulla elegante facciata, dagli spigoli arrotondati e posta in posizione avanzata rispetto a quella della adiacente Cattedrale, è una caratteristica balconata barocca con ringhiera in ferro battuto, sorretta da quattro possenti telamoni, realizzata nel 1723 dal ravennate Giovanni Toschini (1700-1789), autore anche della statua con Vergine e Bambino collocata nel 1727 in una nicchia al centro della facciata.

Le parti in pietra - scala, camini, cornici delle finestre - furono eseguite da Andrea e Giuseppe Ascani da Sant'Ippolito tra il 1725 e il 1732. A quest'ultima data risulta eseguito da Giuseppe Ascani il paliotto dell'altare della Cappellina di famiglia, nella quale lo jesino Domenico Valeri dipinse alcuni quadri nel 1732, mentre le porte, montate nel 1728, furono poi decorate dal pittore Checco Michelini.
Un dignitoso scalone conduce al piano nobile e ai piani superiori, con sale dalle pregevoli pitture e stucchi dorati, eseguiti da diversi artisti, tra cui i decoratori Giuseppe Confidati, Antonio Conti, Marco d'Ancona, Orazio Mattioli e il pittore Giovanni Lanci.
Il palazzo venne restaurato nel 1845, mentre interventi pittorici si registrano nel 1854 ad opera degli artisti Pirro Rota e Vincenzo Corazzini. Il nome della famiglia deriva da quello originale dei Baligani insediatisi a Jesi verso la metà del sec. XII, che ebbero un ruolo politico di primo piano durante le continue guerre tra guelfi e ghibellini per il possesso della città. Tano Baligani di Filippuccio fu signore di Jesi dal 1320 al 1328, anno in cui venne decapitato proprio di fronte all'attuale palazzo.
La famiglia Balleani conserva una nutrita biblioteca con preziosi volumi tra cui il famoso Codice Germanico di Tacito, scoperto da Cesare Annibaldi alla fine del secolo scorso.

 

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