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Palazzo Ripanti

Palazzo RipantiSi estende per tutto il fronte meridionale di piazza Federico II e costituisce un complesso residenziale tra i più vasti della città. Il nucleo originale, che rivela una ascendenza architettonica urbinate, risale al sec. XV e venne ampliato succesivamente con l'avanzamento di due ali laterali fino a congiungersi con l'attuale facciata che prospetta sulla piazza.Con l'acquisto nel 1724 dell'adiacente edificio dell'Ospedale di S. Lucia da parte del Conte Emilio Ripanti, il vecchio palazzo di famiglia venne saldato alla nuova propietà con un arcone soprastante il vicolo Santoni. Mentre l'ex Ospedale fu risistemato soltanto al suo interno, ricavandone un nuovo scalone, il teatro e le sale decorate da Domenico Valeri, il palazzo vecchio venne ampiamente ristrutturato su progetto dell'arceviese Andrea Vici (1743-1817) con la collaborazione del padre Arcangelo (1698-1762). Il prospetto sulla piazza, in stile tardo-barocco, è munito di ampio portale con balcone sorretto da colonne e presenta tre ordini di finestre con architravi ornati alternativamente da emblemi della conchiglia, del sole nascente e dell'aquila (quest'ultimi due compaiono anche nello stemma di famiglia). All'interno un androne con colonne binate, che ricorda quello del Palazzo Pianetti, introduce ad uno scalone monumentale dalla nitida decorazione purista con statue longilinee dello scultore Giocchino Varlé (1734-1806), giunto nelle Marche a seguito del Vanvitelli e autore, anche, di alcuni busti nella Cappella di S. Giovanni B.,in Duomo.

La famiglia Ripanti, di antico e nobile blasone, ebbe famosi giureconsulti, scrittori e prelati. Si estinse nella seconda metà del sec. XIX e il palazzo passò allora alla Curia vescovile che lo ha adibito prima a Seminario diocesano e attualmente a sede del Museo diocesano.

 

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