Il tempio, sorto sopra
un ameno poggio appena fuori dalla cinta muraria cittadina, è il più insigne
monumento di architettura religiosa a Jesi e uno dei più rappresentativi e compiuti
delle Marche.
Edificato presumibilmente sui resti di una più modesta chiesetta benedettina,
la tradizione vuole che gli stessi monaci lo donassero al Fraticello d'Assisi
in persona. E non deve essere andata molto diversamente se la sua precisa e
odierna denominazione è "Ecclesia sancti Francisci sive S. Marci".
Il suo rinnovamento nelle forme attuali, con tre ampie navate che ripartiscono
il vano rettangolare (m. 41,34 per 15,48) in cinque campate con copertura a
crociera e sorrette da solidi pilastri ottagonali, fu voluto dai Frati Minori
nel corso della seconda metà del sec. XIII.
La facciata in laterizio, a capanna tripartita secondo il modello lombardo,
tradisce la divisione dell'interno, dove la navata centrale domina maestosa
sulle due laterali. Il semplice ed armonioso portale "di marmi statuario,
cipolla o grechetto e di breccia rossa veronese" è lievemente strombato.
Tale effetto è dovuto alla collocazione concentrica e alternata di colonnine
tortili che si riflettono a tutto sesto. Sull'antefissa cuspidata corre un motivo
a figurazione fitomorfa. Sopra il portale campeggia un bel rosone in terra cotta
di epoca molto più recente. Danno luce all'edificio le otto grandi finestre
dell'ala nord, le sei di quella meridionale e il doppio finestrone dietro l'unico
altare situato nel presbiterio, con ai lati due finestre rispondenti alle ali.
Altre
quattro finestre più piccole si aprono nella parete destra della navata maggiore,
a cui altrettante finte ne rispondono dall'altra parte. I mirabili affreschi
che abbelliscono l'interno della chiesa sono di scuola giottesca (p.m. sec.
XIV) e attribuiti a Giovanni e Giuliano da Rimini.
La Crocifissione, in fondo alla navata mediana, su
in alto, è dominata dalla figura di un Cristo in croce mesto e morente, alla
cui destra le pie donne sorreggono la Vergine svenuta, mentre a sinistra un
gruppo di astanti partecipa al dramma sacrilego.
Il tutto è descritto con precisione disegnativa e vivacità di tinte.
In fondo alla navata destra è raffigurata L'Annunciazione.
Tra l'angelo annunciante e la Vergine, eleganti e snelle figure, si apre un'alta
finestra che dà luce al dipinto stesso e agli altri tre attigui: il sottostante
Crocifisso con ai lati la Vergine e San Giovannino,
La traslazione della santa casa e, sulla parete di
mezzogiorno, l'ultima grande composizione con la Morte della
Madonna attorniata dagli Apostoli addolorati.
La parte superiore del dipinto accoglie una armoniosa Gloria di Angeli. All'estremità
della navata sinistra c'è un bel monumento funerario rinascimentale (1513) dedicato
alla memoria del medico Nolfi.
Nel corso dei sostanziosi restauri effettuati il secolo scorso (1854-1859) dall'architetto
tuderte Angelo Angelucci e dai pittori Silvestro Valeri di Perugia e Marcello
Sozzi di Roma, il tempio si è arricchito del nuovo altare (1858) in scagliola,
opera firmata e datata del maestro locale Giovanni Scorcelletti e della statua
della Madonna di Loreto (1657, pietra) posta su di un alto basamento lungo la
navata destra.