Chiesa di San Pietro Apostolo
Tra
le più antiche di Jesi, si fa risalire la sua fondazione al periodo longobardo
ed essendo dotata di fonte battesimale fu, probabilmente la prima Pieve della
città e della diocesi. In età medioevale era di stile gotico con porticato e
aveva l'ingresso rivolto in via Baldassini.
Vi operarono artisti come Marcantonio di Andrea di Bartolo (1435-1491), della
famiglia degli Aquilini, che vi affrescò una Madonna con Bambino e SS. , e il
pittore Giambattista Ricci che nel 1620 ha realizzato la bella pala d'altare raffigurante
"La consegna delle chiavi a San Pietro", erroneamente attribuito al
Pomarancio prima che un recente restauro ne rivelasse la vera paternità. Nel 1770
un violento incendio distrusse gran parte della chiesa che venne rifatta nelle
forme attuali a partire dal 1746 su progetto di Gaetano Fammilume, secondo le
informazioni dell'allora parroco Don Cristoforo Agostinelli, ma è assai probabile,
come riferisce l'Annibaldi, che sia intervenuto anche l'arch. Mattia Capponi,
in particolare per quanto riguarda la scenografica scalinata d'ingresso a doppia
rampa avvolgente e la caratteristica facciata munita di due piccole torri campanarie,
che fanno di questa chiesa uno dei più armoniosi edifici religiosi settecenteschi
di Jesi.
Nelle
quattro edicole delle torri erano state sistemate statue degli apostoli scolpite
dal folignate Stefano Montrocchi nel 1786, ma ebbero breve durata in quanto furono
distrutte dai giacobini nel 1798. Nella chiesa si è affermato il culto della Madonna
della Misericordia tanto che il vescovo Fonseca vi fece effigiare dal pittore
ferrarese Giuseppe Azzi un quadro della Vergine che venne posto nel 1784 in una
Cappella appositamente realizzata. In occasione del primo centenario la Cappella
venne di nuovo risistemata su progetto dell'architetto jesino Augusto Flori.