Intervento di insediamento del Sindaco Bacci



Signor Presidente del Consiglio Comunale, signore e signori Consiglieri, Cittadini di Jesi, nel momento in cui mi accingo a prendere per la prima volta la parola in quest'Aula, desidero innanzitutto rivolgere un deferente e grato pensiero al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, autorevole guida morale del nostro Paese e fedele interprete di quei valori della Costituzione verso cui ho prestato ora giuramento.
Ringrazio le elettrici e gli elettori che il 20 e 21 maggio mi hanno scelto come Sindaco. La loro fiducia nei miei confronti è motivo di grande onore.
Avverto fortemente il peso della responsabilità che mi è stata data e che mi sono consapevolmente assunto per provare a dare il mio contributo a questa Città.
Di questa responsabilità ne avevo preso piena coscienza quando mi è stato proposto di accettare la candidatura a Sindaco. Si è alimentata durante la campagna elettorale, percependo settimana dopo settimana che crescevano i consensi attorno alle liste che mi sostenevano e che veramente si poteva intraprendere quel cambiamento che avevamo auspicato.
Proprio per dare un contributo alla nostra Città. Un contributo da realizzare insieme. E quando dico insieme, mi rivolgo a tutti. A coloro che mi hanno dato quella fiducia, a coloro che hanno votato altri candidati, a coloro - e lo considero un motivo di forte riflessione - che a votare non ci sono andati.
Lo dico oggi a parole, lo voglio testimoniare da domani con i fatti: non sono il Sindaco di una parte, sono il Sindaco di tutti.

Sono il Sindaco di una Comunità più che il Sindaco di una Città. Perché è nella Comunità, tra i cittadini, tra i loro problemi, tra le loro speranze e tra la loro aspettative che voglio stare e voglio misurarmi.
Con una consapevolezza: non faccio il Sindaco, intendo essere il Sindaco.
Perché è l'essere che porta al fare. E da fare ce n'è davvero tanto.
Da fare insieme. Da realizzare insieme. In una prospettiva che unisce tempo e spazio. Il tempo di una legislatura da costruire giorno dopo giorno senza perdere di vista una progettualità di ampio respiro. Lo spazio di un territorio che non può essere limitato al solo Comune di Jesi, ma che deve trovare la propria ragion d'essere in una visione di area vasta.
Jesi ha perso potere, è stato ripetuto più volte in campagna elettorale. Jesi non conta come dovrebbe. Jesi non ha più una leadership rispetto alle decisioni che vengono prese dagli Enti sovracomunali.
Probabilmente è vero. Sicuramente è accaduto qualcosa che supera le logiche di un corretto equilibrio istituzionale. Specialmente con la Regione Marche. Sulla Sanità, ma non solo sulla Sanità.
E per invertire questo che potrebbe diventare un pericoloso circolo vizioso, Jesi non può agire da sola. Ha bisogno e acquisterà autorevolezza se saprà coinvolgere un territorio più ampio, se saprà interagire con i Comuni della Vallesina trovando con essi una condivisa unione d'intenti.
Se Jesi si muove da sola, sarà una voce sola. Se a farlo è un territorio intero, le voci si moltiplicheranno. E a quel punto sono voci che non potranno rimanere inascoltate. Spetta a noi provarci.
Spetta a questo Consiglio Comunale che si presenta oggi profondamente rinnovato. Un Consiglio Comunale per larga parte costituito da liste civiche e movimenti che per la prima volta si sono presentati al giudizio degli elettori.
Un Consiglio Comunale dove è rimasto un solo partito della precedente legislatura. Un partito importante qual è il Partito Democratico. Un partito che rappresenta un terzo degli elettori. Un partito che ha cultura di governo per aver amministrato questa Città per tanti anni. Un partito che oggi è chiamato a svolgere un diverso ruolo. Ugualmente di responsabilità.
Auspico, ma sono certo, che saprà farsi interprete dei bisogni e delle aspettative dei cittadini e dare un contributo che considero prezioso, così come l'altro partito rappresentato dall'Italia dei Valori. E lo dico con il massimo rispetto e la massima disponibilità ad un leale e costruttivo confronto.
Quel leale e costruttivo confronto che vorrei avere con il Movimento 5 Stelle.
Avevamo proposto un apparentamento al ballottaggio. La proposta non è stata accolta. Rispetto quella scelta. Ma continuo a pensare che le ragioni di quella nostra proposta non erano esclusivamente legate a calcoli numerici. Si fondavano piuttosto su una armonia di idee e di visione di una Città partecipata. E questo terreno lo vorrei ancora coltivare.
Lo farò con il sostegno delle liste JesiAmo, Patto per Jesi ed Insieme Civico.
Donne e uomini al di fuori dei tradizionali schemi dei partiti che hanno scelto di condividere un progetto comune per la Città. Lo hanno fatto con entusiasmo, passione e senso civico. Oggi devono - dobbiamo - tradurre queste emozioni e queste intenzioni in una attenta analisi dei problemi, responsabilmente, per rappresentare quella consapevolezza che potrà orientare alla soluzione dei problemi.
È un compito gravoso. Sono certo che sapremo affrontarlo insieme, ciascuno per il ruolo che riveste in questa maggioranza, con coscienza, coerenza ed impegno. Senza promettere nulla che non si possa ragionevolmente realizzare.
Perché questo deve essere chiaro: se intendiamo il nostro impegno come missione tesa al bene pubblico, dobbiamo essere onesti con noi stessi e con i cittadini. Fino in fondo. Con la massima lealtà, correttezza e trasparenza.
Per questi motivi, proprio da quest'Aula che è l'Istituzione democratica principale di Jesi, mi piace ricordare - e considerarlo per me un monito personale - l'appello di un uomo che è stata molto più di un Sindaco nel momento più drammatico che la nostra città ha vissuto nel secolo scorso.
“Occorre che ritorni in augue la scuola del dovere, o meglio quella del servire, in modo da far ritornare cristallina l'opera dei pubblici amministratori. Io vorrei che coloro che la coscienza pulita non hanno si appartino dal dirigere la cosa pubblica, perché gli amministratori pubblici dovrebbero essere rigorosamente obiettivi con tutti”. Parole di Pacifico Carotti, sindaco della Liberazione, sindaco della Ricostruzione.
Ed è in questa concezione di pubblici amministratori che entra a pieno titolo il concetto della partecipazione. Una partecipazione non di facciata. Ma vera e concreta. Partecipazione intesa come coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che si andranno a compiere, nei temi che saranno affrontati, nelle problematiche che cercano una soluzione.
Ho già annunciato, il 2 giugno scorso - in occasione della consegna ai diciottenni di una copia della Costituzione Italiana - la volontà di costituire un Consiglio Comunale dei Giovani, quale strumento democratico che permetta ai ragazzi di poter avere piena voce, condividere scelte, fare proposte. Non dovrà esserci tema che coinvolge le questioni giovanili che non passi attraverso una valutazione di questo Consiglio dei Giovani: dalla scuola al tempo libero, dalla cultura allo sport, dall'associazionismo al volontariato, dal verde all'ambiente.
Un Consiglio dei Giovani, ma non solo. Perché intendiamo favorire la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica anche attraverso esperienze integrative ed innovative rispetto ai tradizionali istituti della democrazia rappresentativa.
Fin da subito vogliamo creare Consulte tematiche quali organi consultivi di Consiglio e Giunta su temi specifici di particolare rilevanza, definendone modalità di organizzazione e funzionamento. Pensando anche di sviluppare forme di democrazia più ampia: forum pubblici, periodici incontri con i cittadini, strumenti di costruzione condivisa dei processi decisionali anche attraverso social network e via telematica.
Riteniamo inoltre fondamentale il coinvolgimento nei processi decisionali e la valorizzazione, in fase operativa, del prezioso contributo delle tante associazioni di volontariato che operano nel territorio.
Tra esse, mi sia consentito oggi di citarne un paio che in questi giorni sono impegnate a prestare aiuto ed assistenza alle popolazioni dell'Emilia colpite dal terremoto. Mi riferisco all'Associazione Nazionale Carabinieri e all'Associazione di Protezione Civile Nucleo Volontariato CB OM a cui va il mio personale ringraziamento e, sono certo, l'affetto e la stima di tutti noi.
Nel coinvolgimento dei cittadini non posso certamente dimenticare la componente straniera. Saluto il consigliere straniero aggiunto eletto democraticamente dai cittadini di altri Paesi che hanno scelto di vivere nella nostra città.
La sua presenza, in questa Aula, conferma l'impegno della nostra Comunità di dar voce ed ascolto a chiunque. Sappiamo bene che i temi dell'immigrazione e dell'inclusione sociale sono estremamente delicati e complessi.
Su questi aspetti mi auguro che con il consigliere straniero aggiunto, e non solo con lui, si possano trovare risposte esaurienti nel rispetto della convivenza civile, delle regole, della piena integrazione.
Dunque, anche in questo caso partecipazione. Una parola che sarà ricorrente. E che vuole essere piena di contenuto e sostanza. Su questa si incentrerà il nostro metodo di lavoro. Sulla partecipazione che è rispetto e valorizzazione delle idee, riconoscimento del merito, sull'impegno individuale e sulla concretezza.
Un metodo per comprendere le esigenze dei cittadini e interpretare le istanze di rinnovamento. Al bando dunque ideologie, autoreferenzialità, interessi di parte, privilegi. Perché crediamo sia ancora possibile fare bene, ed in tempi ragionevoli, cose forse semplici, ma utili per tutti i cittadini.
Partiamo da un situazione generale grave, conseguente ad una poco oculata e lungimirante gestione delle risorse da parte delle passate amministrazioni, da una forte crisi economica ed a tagli di risorse. Per cui niente voli pindarici. Piuttosto una gestione oculata e rigorosa della politica di bilancio che consenta al Comune di mantenere un buon livello dei servizi prestati, specialmente alle fasce sociali più deboli della popolazione.
Va fatto con l'impegno di tutti i dipendenti comunali, attraverso una urgente, necessaria e concreta razionalizzazione della cosiddetta “macchina comunale”. Dove non saranno fatti stravolgimenti, ma alcuni cambiamenti, anche necessari, sì. E dove deve essere chiaro un concetto: sarà premiato il merito e non sarà tollerato il mancato senso del dovere di un pubblico dipendente.
Non è questo il momento per illustrare il programma di mandato. È questa l'occasione però per cominciare a mettere punti fermi.
A partire dal decoro urbano. Non va bene che oggi, 9 giugno, ci siano ancora in città parchi e mura pieni d'erba. Non va bene che oggi, 9 giugno, i cordoli delle aiuole rovinati dai mezzi spazzaneve a febbraio siano ancora sbriciolati.
Non va bene che resti per mesi una buca sulla strada o un lampione fulminato. Non vanno bene tante criticità laddove basterebbe più un minimo di attenzione che risorse per sistemarle. Perché è una questione di sensibilità e di rispetto verso i cittadini.
Tra i punti fermi non può mancare il lavoro e lo sviluppo economico. E dunque una piena collaborazione con le imprese e con gli istituti di credito, con i sindacati e con il centro per l’impiego per rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla ripresa e per contenere le ricadute negative della crisi sul lavoro e sul futuro delle famiglie.
Senza stravolgere un territorio che ha già tante problematiche dal punto di vista ambientale. Senza occupare ulteriore suolo, ma recuperando l'esistente. Promuovendo tutte quelle azioni innovative che vanno in questa direzione per la tutela del suolo e dell'aria.
Sogno di inaugurare una nuova azienda verde che nasca all'interno di un capannone oggi dismesso piuttosto che tagliare il nastro di un nuovo centro commerciale.
Ho in mente, abbiamo in mente una città viva e vitale. Una città attenta alle fasce sociali più deboli che garantisca una vita buona alle famiglie con figli piccoli, agli anziani, alle persone diversamente abili, a chi vive in condizioni di marginalità sociale.
Una città che riporti al centro dell'interesse i bambini, gli adolescenti ed i giovani adeguando i servizi e le offerte di aggregazione e di cultura a loro rivolti.
Una città sicura per una maggiore sicurezza dei cittadini e per il rispetto delle regole e della legalità.
Concludo questo mio primo intervento da Sindaco con un riferimento personale.
Mi sia consentito farlo, per meglio rappresentare a voi tutti il forte coinvolgimento che avverto nell'accingermi a questa importante missione. Non mi sfugge il fatto, né mai mi è sfuggito, che porto un cognome importante, molto importante per la storia economica e sociale di questa città.
L'esempio di mio padre mi ha accompagnato nelle scelte della mia vita familiare e professionale. Sarà quell'esempio il mio punto di riferimento costante anche nell'azione di governo della città. E questo per me vale come un giuramento, che si unisce al giuramento solenne alla Costituzione che ho appena compiuto. Grazie.

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