[^] L'impianto

L'impianto

 

L'IMPIANTO
Quello previsto è un sistema impiantistico costituito da due linee di trattamento diverse: una per la produzione di biometano, una per la produzione di compost.

1. Il biometano
Il progetto prevede un impianto di digestione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno) dei rifiuti organici per la produzione di biogas. Attraverso un passaggio successivo, detto di purificazione del biogas (upgrading), si ottiene il biometano. Si tratta di un “sistema chiuso” in cui la fermentazione avviene in un ambiente sigillato.

La produzione di biometano stimata è pari a 2.700.000 di m3: una quantità che consente di soddisfare i bisogni di 1.928 famiglie.

2. Il compost
Questa seconda linea serve per la produzione del compost e sostituisce integralmente quella attuale: il progetto prevede un’area in cui il materiale in uscita dal processo di digestione anaerobica, cioè il digestato, viene stabilizzato per produrre compost con alto contenuto fertilizzante per il terreno.

La produzione di fertilizzante (ammendante compostato misto) è pari a 15.000 t/a.

COME FUNZIONA
Il processo prevede diverse fasi. Ciascuna fase si svolge in una specifica area dell’impianto.

  • Ricezione della FORSU,
  • Pre-trattamento della FORSU,
  • Digestione anaerobica con produzione di biogas,
  • Compostaggio con produzione di fertilizzante,
  • Depurazione delle arie esauste,
  • Upgrading del biogas per la produzione del biometano,
  • Collegamento e immissione nella rete del metano per uso domestico o per autotrazione.

Come avviene il processo. Step by step
Il rifiuto viene conferito in impianto e inviato alla sezione di pretrattamento dove avviene un primo processo meccanico di selezione triturazione e omogeneizzazione. Al termine di questa prima fase, il materiale risultante viene inviato al digestore anaerobico, all’interno del quale si sviluppano le reazioni biochimiche per la produzione di biogas.

Il digestato, cioè la matrice non più degradabile prodotta dalla fase di digestione anaerobica, è stabile e privo di odori molesti. Ciò nonostante, per una completa stabilizzazione, subirà un ulteriore trattamento aerobico finalizzato alla produzione di compost da impiegare in agricoltura.

Il biogas prodotto nella fase anaerobica subisce un processo di desolforazione biologica e in seguito è inviato all’impianto di purificazione e upgrading.

Nell’impianto di upgrading il biogas viene depurato di componenti idrosolubili come solfuro di idrogeno, ammoniaca, particolato e anidride carbonica che vengono trattati e in parte riutilizzati.

Il gas che deriva da questo trattamento è biometano di alta qualità ed efficienza, adatto ad essere immesso nella rete di distribuzione.

LA TECNOLOGIA UTILIZZATA
La differenza la fa l’ossigeno! Diversamente da altri impianti ormai tecnologicamente superati, il biodigestore utilizza una tecnologia di digestione anaerobica del rifiuto organico: a fare la differenza insomma è la mancanza dell’ossigeno.

Il processo è un sistema “chiuso” che avviene dentro reattori sigillati ermeticamente: una scelta che risolve alla radice il tema delle emissioni odorigene.

L’impianto sarà comunque dotato di un sistema per la captazione e il trattamento delle emissioni odorigene e di un programma di controllo e monitoraggio costante del processo.

Sul fronte della produzione del biometano, la tecnologia adottata, tra le più innovative e consolidate nel Nord Europa, consente di garantire standard elevati di qualità e sicurezza. Il processo di upgrading mira prevalentemente alla rimozione della CO2 (anidride carbonica) e di altri composti come l’H2S (solfati) presenti nel biogas e alla produzione di un gas costituito per il 98% da CH4 (metano), assimilabile al metano di rete.

I RIFIUTI. QUALI E QUANTI?
L’impianto sarà alimentato attraverso la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, oltre a sfalci di verde e potature. Il processo prevede una fase di verifica e controllo sui rifiuti in ingresso. Per ciascun tipo di rifiuto è previsto un codice identificativo (CER). Anche i sottoprodotti che possono essere accettati nell’impianto sono rigidamente definiti.

L’impianto non può trattare rifiuti non codificati, né rifiuti pericolosi.

La capacità massima prevista dell’impianto è di 71.000 tonnellate all’anno: 48.000 t di FORSU e 23.000 t di verde. Questa integrazione è necessaria per attivare il processo stesso.

A livello provinciale, nel 2017, la quantità di FORSU prodotta è pari a 58.543 ton (42.901 t FORSU + 15.642 t stralci verde). 

AMBIENTE E SALUTE
Il progetto proposto punta a ridurre al minimo l’impatto ambientale e consente di realizzare tutte le operazioni in assoluta sicurezza.

Aria
Per la sua tipologia e per le tecnologie applicate, l’impianto non produrrà emissioni significative nell’aria. Né il processo di trasformazione del biogas in biometano, né la produzione di compost prevedono fasi in cui si attivi una combustione.

Particolare cura sarà posta nel trattamento delle emissioni odorigene.

La scelta tecnologica adottata incide drasticamente sulle emissioni odorigene, poiché la produzione del biogas avviene in ambiente privo di ossigeno e completamente sigillato. Per minimizzare la dispersione in atmosfera degli odori saranno previsti diversi sistemi:

  • porte ad impacchettamento ad ogni varco,
  • capannone collocato in depressione,
  • sistemi di captazione e depurazione delle arie con torri di lavaggio,
  • biofiltri per la depurazione dell’aria.

Acqua
La contaminazione delle falde acquifere è esclusa grazie alla impermeabilizzazione delle aree di transito dei mezzi di trasporto e alla creazione di barriere fisiche tra la falda e il terreno su cui poggia l’impianto.

LA SCELTA DELL’AREA
É stato individuato come sito per la realizzazione dell'impianto la zona in prossimità dell’interporto delle Marche nel Comune di Jesi, ritenuto ottimale rispetto alle alternative valutate da ATA sia per il minor impatto ambientale che per una serie di indubbi vantaggi quali la sua prossimità alla posizione baricentrica di produzione dei rifiuti, le dimensioni dell’area che consentono di accogliere le infrastrutture necessarie per l’installazione dell’impianto in oggetto, la presenza di uno svincolo dedicato e una rete viaria minore anch’essa dedicata che consente un’agevole viabilità, la morfologia pianeggiante, la modesta distanza dalla rete SNAM in media pressione e la presenza di un distributore di metano esistente.

TEMPI
Una volta conclusosi l’iter autorizzativo, verrà avviata la realizzazione dell’impianto. L’impianto dovrà entrerà in funzione entro la fine 2022 per accedere agli incentivi economici previsti dal Decreto interministeriale del 2/3/2018.

 

 

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