[^] Equus | Comune di Jesi

Equus

Mostra personale di Emanuele Scorcelletti

Il lavoro fotografico Equus è stato interamente eseguito da Emanuele Scorcelletti a La Chapelle-Gaceline, un comune francese di circa 710 abitanti situato nel dipartimento di Morbihan, nella Bretagna. Questa piccola comunità è legata a doppio filo agli splendidi cavalli che vivono da protagonisti in quel territorio in cui il tempo sembra essersi fermato.
Questo nobile animale viene ancora utilizzato dagli abitanti per i trasporti e per le attività agricole. Un mondo fra sogno e realtà che Emanuele ha reso con la grazia e la forza che lo contraddistinguono in “Equus”.

Gli estimatori dell'opera di Emanuele Scorcelletti saranno inevitabilmente sorpresi dalla grandiosità di questo affresco fotografico dagli accenti felliniani, ma in esso non faranno fatica a riconoscere anche ciò che rende il lavoro di questo artista della fotografia unico.

Infatti, se queste immagini piene di grazia, tenerezza ed ironia sembrano familiari, non è solo perché rimandano alle sequenze memorabili del famoso regista Federico Fellini.
Nelle messe in scena il fotografo franco-italiano diventa subito riconoscibile per il suo modo di raccontare, con quel bianco e nero a lui tanto caro, fatto di morbide nitidezze e di sfumature sapientemente cesellate.
E poi quell’aura umanista aleggia ovunque Emanuele Scorcelletti posi il suo sguardo, denotando il talento unico di questo gentiluomo di riunire attorno a sé le varie umanità trasformando incontri improbabili in amicizie durature.

Emanuele Scorcelletti arriva nella terra di La Gacilly in Francia lo scorso inverno.
Il bagagliaio della sua auto è pieno di attrezzature fotografiche e la mente è stordita da una folle notte insonne, trascorsa a guardare La Strada, La Dolce Vita e Amarcord per citare solo alcuni dei capolavori di Fellini.
Nel cuore della piccola città di La Chapelle-Gaceline, Emanuele si ritrova a sognare un'avventura vertiginosa in cui tutti gli abitanti, cavalieri e cavalli, diventeranno gli eroi di una favola surreale. In un primo momento, molti hanno pensato che si trattasse di un progetto destinato a fallire, una preoccupazione presto spazzata via dal lavoro svolto.
Il suo zelo latino e il suo talento nelle “messe in scena” sono stati sufficienti a guadagnarsi la fiducia degli abitanti diventati i modelli di Emanuele, e tutti con entusiasmo si sono prestati a questo gioco.
Una vera kermesse!
Immaginate che il set fotografico si estendeva alla foresta del distretto di Morbihan, nella Bretagna, le luci erano legate alle case circostanti, la musica di Nino Rota veniva trasmessa dagli amplificatori e riempiva l’aria, gli abitanti abbigliati come Gelsomina in La Strada, travestiti da saltimbanchi, da ballerini tribali, messi in equilibrio su moto e su pony e, in questa apparente confusione, Emanuele Scorcelletti, megafono in mano, urlava le sue istruzioni alla maniera di Marcello Mastroianni nella scena finale di Otto e mezzo.
Attraverso le sue immagini, Emanuele Scorcelletti ci porta in un territorio segnato dalla nebbia. Un mondo tra sogno e realtà dove si intrecciano leggende celtiche, la leggenda di Merlino nella foresta di Brocéliande in Bretagna e i racconti stravaganti e teneri del cinema italiano.
Eppure, tra queste fantasiose cronache, alcune attingono alla vita reale - come le immagini del maniscalco o dell’allevatore, ripresi in scatti di vita quotidiana, mentre attendono ai loro appassionanti lavori - ma quando si crede di afferrare una verità, ecco che questa vola via alla vista di un corvo posato sul braccio di un mago nell’immagine successiva.
Dietro l’obiettivo, Emanuele Scorcelletti è passato da un ricercatore di anime a cacciatore di chimere, facendo crescere così il suo modo di lavorare, rincorrendo l’invisibile nella brughiera bretone, il "limbo" di cui parlava Fellini, "questo confine tra il mondo del tangibile e l'intangibile, che è il vero regno dell'artista".

Testo: Elodie Cabrera

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