Spazio critico

Sabato 6 Novembre, ore 17.00
Inaugurazione
con la presenza critica di Pier Luigi Doro

Domenica 7 Novembre, ore 17.00
Sguardo nel rinascimento

  • Raffaello Sanzio
    relatore Pier Luigi Dorio
  • Angelo Colocci
    relatrice Maria Cristina Locatelli

Spazio e misura sono i termini di una quête che attraversa la storia del pensiero dall’antichità all'età moderna,  passando attraverso la cruna dell’ago dell’umanesimo rinascimentale. Se volessimo ripercorrere brevemente le tappe di questa ricerca della misura dello spazio e, aggiungiamo, del tempo, in cui fi n dall’inizio geometria e cosmologia si toccano come due rette che si incontrano in un punto di intersezione all’infinito, dovremmo compiere un viaggio lunghissimo che da Talete ci condurrebbe alla prima teoria della relatività ristretta di Einstein. Nel disperato tentativo di abbozzare una sintesi, possiamo delimitare la questione a pochi snodi cruciali.

Nel pensiero greco non sembra esistere un concetto di spazio come entità a sé stante, pur in presenza di una riflessione sulla fi nitezza o infi nità del “Cosmo”, di tutto ciò che è. Per Platone il cosmo è un’entità fi nita e di forma sferica perché solo la sfera è perfetta poiché le varie parti costituiscono un’unità armonica e sono legate secondo rapporti che ripetono quelli della scala musicale pitagorica.

Anche nella cosmologia aristotelica e poi tolemaica non si riscontra un’idea di spazio in sé. A esistere sono le sostanze individuali, di cui lo spazio è in qualche modo una premessa, perché ogni corpo occupa spazio. Ma senza i corpi rimane solo il nulla e il nulla non può darsi, anche alla luce della diffi coltà di un pensiero logico argomentativo come quello greco di concepire il non essere.

E’ a partire dal Rinascimento che sembra prendere forma l’idea di spazio geometrico non tanto come rifl esso della natura metafi sica delle verità logico matematiche, un assunto di ascendenza tomistico medievale, quanto come riflesso di forme simboliche ovvero di strutture intellettive che, evolvendosi insieme alle idee e ai contesti culturali, consentono di rendere signifi canti ed eloquenti i dati sensibili. Attraverso questa prospettiva ermeneutica, che origina
dalla rifl essione di Cassirer recepita poi da Aby Warburg e dalla sua scuola, possiamo leggere e interpretare, come attraverso una specola che la avvicina al nostro sguardo, l’opera sitespecific dell’artista Gaetano Ricci, progettata per la galleria d’arte contemporanea di palazzo Pianetti in occasione delle celebrazioni per il 500° anniversario della morte di Raffaello Sanzio.

La misura dello spazio e del cosmo, fulcro concettuale dell’opera di Ricci, è uno degli interessi ossessivamente coltivati nell’ambiente degli umanisti che gravitano intorno alla corte pontifi cia nel primo trentennio del Cinquecento, un milieu dove erudizione, committenza artistica e politica formano il sostrato intellettuale, l’humus da cui germogliano i grandi capolavori del Rinascimento romano. Tra di essi si distingue lo jesino Angelo Colocci, Segretario apostolico e
alto funzionario pontifi cio partecipe degli arcana imperii della corte romana, umanista ed erudito dai molteplici interessi, bibliomane, collezionista di antichità nonché grande cerimoniere dei rapporti tra intellettuali e potere nella Roma di Giulio II e dei papi della casa Medici, Leone X e Clemente VII.

E proprio ad Angelo Colocci, la cui figura è stata approfondita dalla recente mostra realizzata nei nuovi spazi di Palazzo Pianetti, sono riconducibili abbozzi di studi e trattati in cui la metrologia ovvero lo studio delle forme di misurazione
antica (pesi e misure) diventa lo strumento teorico per identifi care le unità di misura del cosmo e i suoi principi regolatori secondo modelli pitagorici. L’idea di una cosmografi a misurabile, capace di spiegare la struttura del mondo more geometrico è uno dei temi di ricerca dell’umanesimo rinascimentale, erede di un fi lone di pensiero coltivato per tutta l’antichità. L’opera di Gaetano Ricci rappresenta, attraverso il linguaggio metaforico delle forme simboliche di cui
si è detto, la permanenza di temi e motivi antichi nella produzione artistica contemporanea.

La ricerca di Angelo Colocci intorno alla misura dello spazio e la corrispondenza delle leggi regolative del mondo  terreno e dell’universo, di microcosmo e macrocosmo, riemerge nel nucleo di significati di cui il progetto espositivo, concepito per l’ambiente ottagonale degli appartamenti ottocenteschi di Palazzo Pianetti, è portatore. Lo spazio di Gaetano Ricci parte dall’analisi della forma poligonale dell’ottagono e dalla simbologia legata al numero 8 simbolo, secondo Pitagora, della Giustizia. I principi numerologici pitagorici, gli stessi che si ritrovano nel ciclo della Stanza della Segnatura di Raffaello, presumibilmente concepito e sceneggiato anche con il contributo di Angelo Colocci, sembrano così attivare una nuova visione che porta dal quadrato al cerchio cercando di raggiungere quella che è la forma intermedia perfetta.

Il salottino ottocentesco diviene così lo spazio dell’incontro e dell’azione dove poter rianimare un pensiero del passato caricandolo del valore della gestualità, intesa come atto creativo unico. Si apre così un’altra interessante questione che
collega il pensiero contemporaneo alla ricerca colocciana che consiste nel capire come possa essere la diversità, la varietà del mondo frutto di una sola e unica azione generativa. Questa somma di motivi e signifi cati fa del lavoro di Gaetano Ricci una tappa non trascurabile del tentativo dell’uomo di comprendere il mondo essendo al centro di un sistema armonico di cui ne rifl ette le forme, mantenendo viva e vitale una ricerca fi losofi ca che, passando per Angelo Colocci, tenta di indagare le leggi che regolano l’universo mondo.

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