“Com’è il cielo in Palestina?”, il progetto dell'artista Giovanni Gaggia approdato a Jesi lo scorso dicembre, entra nella sua fase conclusiva con un’installazione time e site specific che sarà ospitata dai Musei Civici di Palazzo Pianetti. Il progetto è tuttora in divenire: una sua parte è stata ospitata a Nuoro nella mostra collettiva Tessere per resistere. Pratiche di resistenza nella tessitura contemporanea, a cura di Efisio Carbone, presso il Museo del Costume; a Catania un Liceo Artistico ha ultimato gli arazzi avviati in occasione della partenza della Global Sumud Flotilla.
Ora il progetto approda ai Musei Civici di Palazzo Pianetti. L’intero cammino verrà raccontato in un saggio di prossima uscita: un percorso che non si spegne e che contribuisce a tenere accesa la luce su Gaza.
Sviluppatosi in più fasi, il progetto ha preso avvio da un laboratorio di arte partecipata e comunitaria, presentato alla città alla fine del 2025, che ha dato il via a un ciclo di incontri organizzati in sinergia con numerose realtà del territorio. Nel corso di quattro appuntamenti di ricamo collettivo, ospitati dal Centro Servizi per l’Integrazione Sociale di Jesi e dal coworking sartoriale “Hop Shop”, sono stati realizzati tre arazzi, ricamando la risposta alla domanda “Com’è il cielo in Palestina?” inviata dalla Striscia di Gaza da Anas, 23 anni, e suddivisa nei tre lavori tessili:
Il cielo in Palestina non è solo nuvole e stelle…
È il soffitto dei sogni e l’orizzonte dell’assedio.
Di giorno è testimone della resilienza,
E di notte brilla sopra le tende, come se sussurrasse: “C’è ancora spazio per la speranza”.
In Palestina il cielo non è calmo,
ora è abitato dal suono dei droni e dalle nuvole di fumo.
Eppure, nonostante il dolore, alzare lo sguardo porta conforto
Come se fosse una promessa che questa ingiustizia non durerà.
Il cielo qui custodisce le preghiere delle madri,
i pianti dei bambini,
e la nostalgia degli sfollati per le loro case.
Non è solo sopra le nostre teste…
Vive nei nostri cuori.
Alziamo gli occhi verso di lui ogni notte,
Chiedendo a Dio sollievo.
Con ago e filo oro, le mani di donne e uomini dalle diverse provenienze e storie personali hanno ricamato le frasi nella loro lingua originale, insieme a 64 sfere dorate in braille che vanno a comporre la domanda e il titolo del progetto, raccontando così il dolore, l’assedio, il genocidio ma anche la speranza di un cielo condiviso che superi muri e confini riaffermando la scelta etica e politica dell’artista: «Io non ci sto.»
Nei mesi passati Gaggia ha continuato a lavorare a contatto con la comunità cittadina, incontrando gli studenti e le studentesse dell’Istituto di Istruzione Superiore “G. Galilei” di Jesi, ai quali ha raccontato la sua visione con l’urgenza di avvicinare le giovani generazioni alla pratica di azioni di ascolto e solidarietà tra i popoli, sempre più necessarie in queste settimane di crescenti conflitti internazionali.
Le opere realizzate nel corso dei mesi saranno ora protagoniste di un’installazione time and site specific pensata per gli spazi di Palazzo Pianetti, visitabile dal 14 marzo al 14 aprile 2026 presso i Musei Civici. Al piano terra, nello spazio dello scalone ottocentesco d’ingresso, sarà esposto un grande drappo; al primo piano, le sale della Pinacoteca civica ospiteranno la restante parte dell’installazione.
L’inaugurazione si terrà sabato 14 marzo alle ore 18:00 e sarà presentata al pubblico attraverso un’azione comunitaria, in dialogo con la Galleria degli stucchi policromi.
Si ringraziano per il sostegno e la collaborazione: Comune di Jesi, ASP Ambito 9, Centro Servizi per l’Integrazione, Musei Civici di Palazzo Pianetti, Jesi per la Palestina e Hop Shop.
Comune di Jesi
Jesi, 7 marzo 2026